Sport e sistema immunitario

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Sport e sistema immunitario

Negli ultimi anni un certo numero di autori ha indagato sulle funzioni immunitarie degli atleti interessandosi soprattutto alle alterazioni che si verificano subito dopo lo sforzo fisico intenso. In quasi tutti i test eseguiti si assiste alla comparsa dopo la prestazione sportiva di un quadro che ricorda quello delle immunodeficienze; tale condizione è sicuramente transitoria perché l’assetto immunitario è generalmente normale negli atleti a riposo. È evidente che i processi infettivi sono nocivi non solo nell’imminenza delle competizioni, ma anche durante la fase di preparazione perché alterano un programma di lavoro accuratamente preparato per mesi o addirittura per anni, come avviene nel caso dei Giochi Olimpici. Nonostante siano stati condotti numerosi studi sui rapporti tra sistema immunitario e attività fisica, l’interpretazione dei risultati non è agevole, per la mancanza, spesso, di omogeneità e riproducibilità delle casistiche.

Esiste un momento preciso della vita dell’atleta durante il quale il sistema immunitario si trova in condizioni di non potere garantire un’adeguata risposta nei confronti dei microorganismi patogeni. È noto che i linfociti vengono attivati nel sangue prima e durante l’esercizio fisico, tuttavia la loro concentrazione si riduce notevolmente dopo lo sforzo. Si assiste quindi al calo generalizzato dell’attività del sistema immunitario nella fase post esercizio, che viene definito come “open window”, ed è rilevabile inoltre in diverse condizioni di stress fisico.

Durante la fase di “open window” il soggetto viene a trovarsi in una situazione di particolare rischio di infezioni.

Per un atleta è facile immaginare come questa condizione corrisponda ad un momento in cui la possibilità di contatto con patogeni è particolarmente elevata: la permanenza negli spogliatoi insieme ad altre persone, il vapore acqueo delle docce, l’aria condizionata degli ambienti o dei mezzi di trasporto, rappresentano un veicolo ottimale attraverso il quale possono essere contratti agenti potenzialmente infettivi. La fase di “open window” ha una durata estremamente variabile, di solito si attesta su tempi oscillanti tra le 3 e le 72 ore in funzione del livello immunitario del soggetto e si concretizza in un elevato rischio di infezioni in corso di allenamento intensivo.

Esistono poi diverse concause che contribuiscono ad elevare la suscettibilità dell’atleta alle infezioni, come ad esempio situazioni climatiche, inquinamento, alimentazione sbagliata e traumi importanti. A volte dopo un infortunio la necessità di onorare impegni agonistici pressanti e contratti stipulati da esigenti sponsor, induce l’atleta con il suo staff a tentare la strada di una rapida riabilitazione e di un rientro in attività in condizioni non ottimali. In queste condizioni gli eventi traumatici possono essere sottovalutati e l’atleta riprende l’attività sportiva mentre parte dei suoi leucociti sono ancora deviati verso la sede della lesione, quindi indisponibili per una efficace difesa immunitaria.

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